abitare
in serenità


Il progetto che l’Associazione Luigi Carignani di Chianoc si prefigge di realizzare consiste nel reperire alloggi sul mercato libero agevolato, ad esempio gli alloggi ATC non assegnati nel complesso della ex-Casa di Riposo Chianoc.

L’Associazione locherebbe dall’ATC gli appartamenti e li gestirebbe direttamente, inserendo all’interno nuclei familiari con particolari problemi economici e/o in emergenza abitativa ed offrendo loro la possibilità di un accompagnamento alla locazione, cosa che attraverso le normali procedure “popolari” oggi non trovano applicazione in quanto casi assai estremi.

A tali nuclei verrebbe richiesto un contributo in compartecipazione per le spese del progetto commisurato alla situazione economica, ma anche e soprattutto per evitare una diseducazione sociale dovuta al “tutto gratis, tutto dovuto!”.

L’obiettivo è che, in collaborazione con l’Associazione, le persone destinatarie degli alloggi raggiungano la definitiva autonomia sociale ed economica.

I nuclei familiari saranno scelti attraverso la valutazione del Consiglio di Amministrazione dell’associazione, a seguito di una istruttoria svolta in collaborazione con gli enti socio-assistenziali e secondo gli obbiettivi fissati dallo stesso Consiglio.

Ai fini del conseguimento degli obiettivi del progetto, sono quindi indispensabili la programmazione e la gestione partecipata e integrata tra gli attori che concorrono al sistema integrato che sono: l’Associazione, l’ATC del Piemonte Sud, il Comune di Savigliano ed i Servizi Sociali.

Gli obiettivi principali per la selezione delle persone destinatarie degli alloggi potranno essere:

anziani, soli o in coppia;
nuclei monoparentali composti da madri con figli minori, donne sole in gravi difficoltà socio-economiche o che hanno subito maltrattamenti;
uomini soli in gravi difficoltà per la perdita del lavoro o per separazioni.

L’Associazione si impegnerà a:

• verificare che i suddetti nuclei famigliari o persone singole dispongano di entrate che li rendano economicamente autonomi;
amministrare e gestire gli alloggi;
• assicurare la presenza, una volta alla settimana di un amministratore per eventuali problematiche;
• predisporre ed attuare i progetti individuali con il Comune ed il Consorzio Monviso Solidale per il conseguimento della definitiva autonomia;
• collaborare con gli attori del sistema integrato dei servizi sociali coinvolti nella realizzazione dal progetto;
• reperire le risorse necessarie attraverso benefattori, enti, fondazioni ecc. con iniziative finalizzate al
progetto.

 

il difficile
problema della casa


I problemi relativi all’abitazione attualmente non sono facilmente risolvibili, in quanto la loro soluzione non può essere in capo ad un unico soggetto, né tantomeno può essere unica ed esclusiva.

Le persone, per la casa in locazione o in proprietà, si rivolgono per lo più al libero mercato tramite le agenzie immobiliari oppure contattando direttamente le imprese costruttrici o le cooperative edilizie; utilizzano i proventi del proprio lavoro e nella maggioranza dei casi si avvalgono di prestiti concessi dalle banche ed anche da parenti e familiari.

Il modo in cui le persone riescono ad usufruire del beneficio di avere una propria abitazione dipende da una molteplicità di fattori: la salute, i bisogni socio-assistenziali di protezione sociale dei componenti la famiglia, i mezzi di trasporto, la vicinanza alle strutture educative, formative ed ai luoghi di lavoro.
La qualità della casa è, inoltre, strettamente connessa al contesto culturale, ambientale e urbanistico ed alla presenza o meno di altri interventi finalizzati al benessere della persona ed alla prevenzione delle condizioni di disagio sociale.
I problemi abitativi risentono ovviamente dei cambiamenti della società e in particolare dal passaggio dalla famiglia tradizionale a quella moderna ed attuale caratterizzata da elevata complessità, definita post-moderna, liquida, con legami poco stabili, con famiglie “allargate” o mononucleari.

La crisi economica e sociale intervenuta in questi ultimi anni ha accentuato il fenomeno degli sfratti; è un problema “grande come una casa” caratterizzato da vari aspetti.

Sono soggetti dello sfratto le famiglie con bambini (gli adulti si adattano più facilmente a sistemazioni provvisorie), ma anche persone anziane e uomini soli che non riescono a gestire una ricerca di abitazione o la cui pensione o il reddito non è adeguato agli aumenti dei contratti di affitto. Perdono altresì l’alloggio le famiglie povere, caratterizzate da lunghe storie – anche familiari – di redditi insufficienti, di sottoccupazione e di disoccupazione protratta.

Ulteriore elemento di preoccupazione è che “in mezzo alla strada” oggi ci sono famiglie fino a ieri benestanti che non riescono più a pagare il mutuo contratto per l’acquisto della propria abitazione, in quanto hanno dovuto chiudere l’azienda di cui erano titolari o hanno perso il proprio lavoro stabile e ben remunerato e faticano a ricollocarsi.

L’elenco vede ancora numerose casistiche tra le quali è opportuno evidenziare che sono in “mezzo alla strada” anche famiglie di immigrati con un regolare contratto di lavoro, non ritenuto più sufficiente a garantire il regolare pagamento dell’affitto da parte dei proprietari dei loro appartamenti o semplicemente – ma non è semplice per niente! – non risultano a loro più graditi. Questo è forse il dato più paradossale del problema degli sfratti, soprattutto visto dalla prospettiva dei servizi sociali.

Talvolta la soluzione a uno sfratto può essere la concessione di un’abitazione temporanea che non risponda al requisito della stabilità, ma che possa comunque offrire una sistemazione provvisoria, in modo da permettere alle famiglie in difficoltà di prendersi del tempo per rimettersi in gioco, avendo comunque un tetto sulla testa e una “grave” preoccupazione in meno.

Le strade percorribili sono diverse: appartamenti messi a disposizione spesso da enti no-profit, strutture di accoglienza temporanea per famiglie, alloggi in co-housing con servizi in comune, appartamenti destinati a questo scopo messi a disposizione degli enti locali all’interno di complessi residenziali.

Su questo particolare tema si può pertanto inserire la proposta di un progetto che si intende realizzare in collaborazione con enti e/o privati che hanno abitazioni a disposizione e possono concederle a canoni “calmierati”.